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Moneta cinese banconote

La Germania che domina in Europa ha creato un asse con la Cina. La Germania è il primo esportatore al mondo. La Germania al contempo è l’unica nazione in Europa che tramite degli accordi tra i governi cinese e tedesco riesce ad esportare in Cina più di quello che importa dalla Cina. Gran parte di quello che importa avviene tramite il suo porto di Amburgo, lo smercia in Europa massacrando le aziende italiane che producono prodotti simili a quelli cinesi, con qualità più alta, ma con prezzi decisamente più alti, causati da uno Yen cinese artificialmente svalutato. E quindi la Germania ci guadagna due volte: una volta esportando in Cina massicciamente macchinari sofisticati, automobili ad alto valore aggiunto, aerei, utensili e robot una seconda mettendo un guadagno sopra le merci Cinesi importate che poi ri-esporta immediatamente nel resto d’Europa. I prodotti importati dai tedeschi dalla Cina sono quasi sempre prodotti rivenduti tali e quali e soltanto rietichettati.

Alla Germania non interessa mettere i dazi ai prodotti cinesi poichè nel comprare e vendere ci guadagna, avendo un surplus commerciale con la Cina. Diversamente i paesi dell’Europa periferica come l’Italia, la Spagna, la Grecia ed altri, non avendo dei prodotti che possono interessare alla Cina, importano massicciamente i prodotti cinesi che vanno a concorrere pesantemente con le loro produzioni nazionali provocando la chiusura delle loro fabbriche, fallimenti, disoccupazione e la desertificazione industriale.

Per questo motivo andrebbero riviste tutte le norme doganali che regolano il commercio con la Cina e tutti gli altri stati canaglia dell’estremo oriente come Taiwan, Corea del sud, Vietnam.

Ma le lobby delle multinazionali europee, con sede a Bruxelles, vicino alla Commissione europea hanno un grande interesse a mantenere lo status quo ed impediscono qualsiasi cambiamento di questa situazione.

Quindi ribadisco, o si rivedono tutte le norme UE per farle coincidere con i nostri interessi italiani o sarà meglio decisamente uscire dalla UE.

Francesco Luciani

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Porta bustine di zucchero doppio in legno massello di frassino
Porta bicchieri, zucchero, palettine e tè in legno massello di frassino

Chi ha consentito alla Cina di essere la fabbrica del mondo siamo stati noi consentendogli di avere una moneta artificialmente svalutata a tavolino del 40%. Il valore delle valute nel mondo è determinato dalla libera contrattazione delle monete: l’acquisto e la vendita. Se la tua moneta è molto richiesta sale di valore, se invece è poco richiesta diminuisce di valore. In Cina non è così! I dittatori comunisti cinesi hanno deciso che lo Yuan deve valere “tot” e “tot” vale! Hanno deciso a tavolino! Così hanno studiato un prezzo per la loro moneta svalutato del 40% in modo tale che tutti i listini dei loro prodotti costino il 40% in meno dei prodotti fatti nel resto del mondo. Per questo vendono in tutto il mondo e con questo stratagemma hanno costruito il loro impero economico! Quando l’Italia tornerà alla Lira e sono certo che accadrà, la nostra Lira subirà una svalutazione naturale del 20% e questo ci consentirà di essere la piccola Cina d’Europa, riempiremo le nostre fabbriche di ordini e di operai ed esporteremo in tutto il mondo, togliendo il primato alla Germania dell’export. Basta volerlo! Torniamo alla Lira e torneremo a volare, lasciandoci alle spalle la palude dell’euro!

Francesco Luciani

Ancona, sabato 11 novembre 2020

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Ho fatto una statistica durata alcuni mesi sui monopattini elettrici che circolano in Ancona, ecco in sintesi i risultati:
1) In Ancona gli utilizzatori dei monopattini sono circa per l’80% (ottanta per cento) stranieri, soprattutto extracomunitari.
2) la maggior parte di essi in generale non rispetta le regole: vanno spesso contro mano, e vanno spesso a tutta manetta sopra i marciapiedi anche dove non c’è la pista ciclabile, zigzagando tra i pedoni che passeggiano.
Conclusioni:
Con i soldi dei cittadini italiani (bonus bicicletta del governo) si è aiutato gli extracomunitari a comperare i monopattini elettrici cinesi per farli circolare, spesso senza regole sui nostri marciapiedi.
Un ottimo affare senza dubbio!
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7 NOV 2020
TRIA SI CUCINA GUALTIERI IN MODO INESORABILE: ANZICHÉ METTERE 50 MILIARDI SUGLI AIUTI A FONDO PERDUTO, NE HA MESSI SOLO 6. DISPERDENDO IL RESTO IN MILLE RIVOLI DI SPESA – I BENEFICI PER LA SALUTE DI TUTTI I CITTADINI, ATTESI DALLE MISURE RESTRITTIVE DELLA LIBERTÀ, VENGONO FATTI PAGARE SOLO A UNA SFORTUNATA CERCHIA DI AUTONOMI E IMPRESE COSTRETTA A CHIUDERE – IL COLPO DI GRAZIA: ”DOBBIAMO CONCENTRARCI SULLA SOLUZIONE DEL PROBLEMA E NON CERCARE IL COLPEVOLE. A MENO CHE IL PROBLEMA SIA PROPRIO IL COLPEVOLE…’Tria si cucina Gualtieri

Proponevamo di intervenire immediatamente con una misura di compensazione a fondo perduto per tutte le attività economiche che erano state bloccate d’imperio per salvaguardare la salute pubblica. La compensazione doveva essere commisurata alla perdita oggettiva subita rispetto al valore aggiunto nello stesso periodo dell’anno precedente e in misura tale da permettere all’impresa di sopravvivere affrontando i costi fissi e il pagamento dei dipendenti. L’Agenzia delle Entrate è in grado di misurare queste perdite. Si trattava di una misura efficiente perché non avrebbe messo in moto mille rivoli di spesa e mille procedure burocratiche connesse.

Sarebbe stata una misura equa perché oggettiva e perché rispondente al principio che se le misure di chiusura erano a beneficio di tutti anche i costi dovevano essere a carico di tutta la collettività. Stimavamo che almeno 50 miliardi dovessero essere destinati a questo intervento e l’effetto di freno alla caduta dell’economia sarebbe stato immediato. A un intervento ancorato a questo principio di misurazione del danno furono destinati invece solo circa 6 miliardi, su oltre 100 miliardi di maggiore spesa prevista dagli scostamenti di bilancio approvati, sufficienti per compensare in misura minima, quasi simbolica, una ristretta platea di imprese e attività economiche.

Si parla del contributo a fondo perduto, commisurato ad una percentuale (dal 10% al 20%, a seconda della dimensione dell’impresa) della perdita di fatturato, purché superiore al 33%, registrata ad aprile 2020 rispetto ad aprile 2019. Grazie ai dati della fatturazione elettronica, il Mef ci avrebbe messo un attimo a calcolare l’impatto della misura e pagare immediatamente i beneficiari. Ma qui Tria sottolinea proprio l’errore del governo: anziché mettere 50 miliardi solo su questa misura ne ha messi solo 6, diluendone in modo decisivo l’impatto. E disperdendo il resto in mille rivoli di spesa.

Non è un caso che oggi, con i “decreti ristoro”, si ricorra a quello stesso principio di compensazione a fondo perduto a favore di chi è nuovamente danneggiato, riconoscendo implicitamente che è, come lo era, il metodo più efficace e oggettivo. Ma lo si fa ancora una volta con imperizia, quasi senza consapevolezza dei problemi, perché le risorse stanziate sono ancora abissalmente insufficienti e ancorate a cifre e stime di aprile e non attuali. Ancora una volta i settori più colpiti riceveranno compensazioni per percentuali minime del danno, mentre è necessario coprirne la grande parte.

Col decreto legge 137 (“ristoro”), il governo compie lo stesso errore. E qui Tria alza il tiro e passa ad usare parole al vetriolo. Si passa da “imperizia” ad “assenza di consapevolezza” dei problemi. Ed il risultato è drammaticamente sotto gli occhi di tutti: somme irrilevanti a fronte del danno enorme subito da molte attività. L’ultimo decreto stanzia 2,4 miliardi, peraltro frutto di risorse non spese pescate all’interno dei 100 miliardi, per una platea di circa 460.000 beneficiari. Meno di €5.000 medi per impresa.

In sintesi, non vi è la consapevolezza né economica né politica che a fronte dei benefici attesi per tutti i cittadini derivanti dalle misure di chiusura non ci sarà una ripartizione conseguente dei costi che al contrario graveranno principalmente su alcune categorie di cittadini. E saranno costi rilevanti, perché le chiusure a macchia di leopardo, e per periodi differenti e imprevedibili, porteranno alla paralisi economica di interi settori, perché le filiere produttive e di consumo non sono circoscritte all’interno dei territori delimitati, per altri scopi, dal Cts.

Ma è possibile fare diversamente. Si è ancora in tempo e non si dica che non vi sono le risorse. Si inizi dal prendere in esame la destinazione decisa dei 100 miliardi di cui si è parlato e si tagli ciò che non è essenziale per l’emergenza a cominciare dalle risorse destinate a operazioni che rispondono più all’ideologia, o all’ambizione, di uno Stato che si vuol fare imprenditore mentre mostra difficoltà a fare semplicemente lo Stato. O si ricorra al debito necessario.

Proponevamo di intervenire immediatamente con una misura di compensazione a fondo perduto per tutte le attività economiche che erano state bloccate d’imperio per salvaguardare la salute pubblica. La compensazione doveva essere commisurata alla perdita oggettiva subita rispetto al valore aggiunto nello stesso periodo dell’anno precedente e in misura tale da permettere all’impresa di sopravvivere affrontando i costi fissi e il pagamento dei dipendenti. L’Agenzia delle Entrate è in grado di misurare queste perdite. Si trattava di una misura efficiente perché non avrebbe messo in moto mille rivoli di spesa e mille procedure burocratiche connesse
Porta bustine di zucchero doppio vuoto in legno massello di frassino